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    November 29

    Onore al capitano.

     

    Corneliu Zelea Codreanu 30.XI.1938 - 30.XI.2006

    Nella notte tra il 29 ed il 30 Novembre di sessantotto anni fa, il Capitano Corneliu Zelea Codreanu, insieme ad altri tredici legionari con lui arrestati, veniva vilmente strangolato dai suoi carcerieri e quindi sepolto per nasconderne i resti. Corneliu Codreanu, Esempio di lotta spirituale, non fu solo il punto di riferimento per quella generazione romena che sacrificò il proprio sangue ed il proprio sudore per tornare ad essere Popolo e che videservizio dell’Idea, potesse scaturire il germoglio della Vittoria e del riscatto eroico. A noi oggi l’arduo compito di raccogliere quel testimone intriso del sangue di chi, in Lui il fulgido Esempio d’un capo ma rimarrà per sempre testimone e simbolo d’una vita intesa e vissuta come militia: per una rinascita spirituale attraverso la militanza e l’esempio quotidiano. L’anima del Capitano non potè che trovare la sua consacrazione più alta nella lotta e nell’amore per il sacrificio, conscio che solo dal dono più grande e disinteressato, quello della propria vita votata al  come Codreanu, è caduto ed ha sofferto con gioia e cuore puro per testimoniare l’Idea…In una parola, "Essere Esempio".

    Trãiascã Legiunea si Cãpitanul!

    www.azionetradizionale.com

    meditate!

    Diamanti sporchi

    Si chiama «Diamante di Sangue» («Blood diamond») il film a cui la Warner Bros sta dando le ultime pennellate: protagonista Leonardo Di Caprio, dunque successo assicurato. E’ un kolossal, e narra la storia di un mercenario sudafricano che cerca un rarissimo diamante rosa nel corso della guerra civile in Sierra Leone.
    Ma la cosa più strana è che la Warner non deve spendere per la pubblicità: gliela farà la De Beers, la grande azienda sudafricana (di cui è proprietaria una sola famiglia, gli Oppenheimer) che praticamente ha il monopolio della vendita dei diamanti nel pianeta.

    In verità, la De Beers ha scatenato i suoi enormi mezzi finanziari «contro» il film: stanziando otto milioni di dollari da spendere in pagine pubblicitarie sui giornali per contrastare «l’immagine negativa che il film getterà sul nostro business». «Qui, ci rovinano le vendite natalizie», dice Eli Izhakoff, presidente della World Diamond Council, la lobby del settore.
    «E il rischio peggiore è che il pubblico boicotti i diamanti come ha già fatto con le pellicce».
    Perché tanto allarme?
    Perché la gente non deve sapere che il commercio mondiale dei diamanti è il business più segreto, oscuro e discutibile del mondo.
    E da questa oscurità trae i suoi profitti.
    Cominciamo dal prezzo: il fidanzato che compra l’anello col brillantino alla fidanzata («Un diamante è per sempre», è lo slogan della De Beers) non sa che lo sta pagando molto, molto di più di quello che varrebbe, se esistesse un mercato libero.
    Ma in questo settore, il liberismo è inesistente.
    Tutto il commercio è in mano alla Oppenheimer-De Beers: anche i diamanti della Russia sono venduto in monopolio dai sudafricani, grazie ad un accordo della De Beers con Lev Leviev, il re dei diamanti di Mosca, che non manca di legami con le mafie russe.
    Il canale unico di vendita ha lo scopo di sostenere artificialmente i prezzi. Ogni cinque settimane la De Beers, a Londra, mette in vendita i suoi tesori grezzi: ma non si tratta di un’asta libera, è tutto l’opposto.

    Come ha spiegato Gregg Campbell, un coraggioso giornalista autore dell’unica seria inchiesta su questo traffico («Diamanti di Sangue», Carocci Editore), a comprare sono 120 grossisti privilegiati, membri di una lista stilata dalla stessa De Beers.
    Ma anche questi compratori privilegiati non possono scegliere le pietre: se potessero, sceglierebbero solo diamanti da cinque grani e di qualità «ottimo», i più richiesti per gli anelli di fidanzamento.
    Ma la De Beers ha l’interesse contrario, rifilare anche le pietre di minor valore o commerciabilità. I 120 grossisti possono solo fare una petizione a sei intermediari speciali (ovviamente scelti dalla De Beers), ma non è detto che la richiesta sia accolta. Di fatto, i 120 cacciano un grosso anticipo - fino a 20 milioni di dollari - per comprare non ciò che chiedono, ma un «pacchetto sorpresa», che contiene pietre di diverso peso e qualità.
    E si devono accontentare, altrimenti la De Beers li depenna dalla lista e quindi dall’asta. Per questo strano metodo, nel 1994, la giustizia americana ha vietato alla De Beers «ogni attività» in USA per violazione delle leggi di mercato: poco male, basta che i dirigenti De Beers non viaggino in America in più di tre per volta (solo così sarebbero sospettati di «svolgere attività sul territorio USA»).
    Per il resto, la De Beers ha negli USA il suo maggior mercato. Ovviamente, per sostenere il prezzo della pietra, la De Beers deve essere l’unica venditrice: ossia accaparrarsi anche i diamanti scavati in Liberia, Congo, Sierra Leone ed altri Paesi disastrati; deve impedire che questi preziosi finiscano sul mercato libero.
    Ragion per cui, la De Beers è sospettata di trafficare i diamanti insanguinati dalle guerre e guerriglie africane, contrabbandati da delinquenti e sterminatori. Ovviamente, la monopolista nega.
    Sostiene che tutti i suoi diamanti hanno un «certificato d’origine» regolare, che certifica che non vengono da Paesi in guerra. E inoltre, esiste dal 2002 un’associazione, chiamata «Processo di Kimberley», che riunisce 62 Paesi produttori i quali garantiscono che i loro diamanti sono «puliti».

    Ma è proprio così? Facciamo un esempio: il Congo scopre nelle sue miniere ogni anno non più di 50 mila carati di pietre.
    Però ne esporta fra i 3 e i 5 milioni di carati ogni anno.
    Non è un miracolo, è un traffico sporco: evidentemente, il Congo riceve di contrabbando diamanti insanguinati dalle vicine guerre africane, e li fornisce del proprio certificato d’origine.
    Il fatto è che il diamante, al contrario dell’eroina, non viene annusato dai cani anti-droga; non fa trillare i metal-detector negli aeroporti. Ma come la droga, il diamante si paga in contanti, non con assegni né tanto meno con cambiali. Nella 47 strada di Manhattan o ad Anversa, dove specialisti ebrei coi riccioloni e la redingote nera tagliano e smerciano i diamanti più preziosi, in Israele (dove si taglia la metà dei diamanti del mondo) o in India (dove si taglia il resto), chiunque vuole comprare arriva con pacchi, anzi con una valigia di bigliettoni.
    Tutto sulla parola.
    Tutto sotto controllo della comunità ebraica, che mantiene il segreto professionale più assoluto su questo busines da 14 miliardi di dollari annui.
    E tutto senza lasciare alcuna traccia bancaria.
    Come si capisce, questo metodo rende il diamante appetibile non solo alle donne, ma anche a tutte le organizzazioni criminali che fanno traffici meno legali, ma anch’essi in contanti: traffico di droga e di armi. Come mezzo di pagamento, per costoro, il diamante è l’ideale.
    Non solo non lo scoprono i cani né i metal-detector; un sacchetto di camoscio con poche pietre, che sta in tasca, vale milioni di dollari. Equivalente a una valigiata di bigliettoni, ma molto meno visibile e sospetta.

    E’ come denaro contante: garantito anche contro le fluttuazioni di prezzo che rendono incerto il valore di ogni altra materia prima, grazie al monopolio mondiale de Beers. E difatti, nel 2002, un’inchiesta Interpol condotta tra Anversa e il Libano ha scoperto che due emissari di Al-Qaeda sono andati in Africa per comprare diamanti - 20 milioni di dollari - cercando nello stesso tempo di pagare, con essi, una grossa partita di armi sofisticate, anche missili anti-aerei.
    Ma la cosa più strana è che i due emissari di Al Qaeda, per comprare le armi, si rivolsero (lo ha scritto il Washington Post) «a Simon Yelnik, un trafficante d’armi israeliano con sede a Panama»: il quale si affrettò a mandare una mail all’esercito del Nicaragua (il fornitore delle armi, insieme a una ditta bulgara) per un ordinativo che, scrisse, «serve ai nostri amici in Africa».
    Oggi Yelnik è in galera a Panama, e nega che la vendita sia andata a buon fine. In ogni caso, la vicenda - che stranamente non ha interessato l’FBI - suscita inquietanti interrogativi.
    Com’è che terroristi arabi si rivolgono a un mercante israeliano?
    D’altra parte, poiché il commercio di diamanti grezzi è in mano alla comunità ebraica, una vendita di 20 milioni di dollari non può passarle inosservata; deve avvenire, perlomeno, con la sua benevola neutralità.
    Infine, è ragionevole ritenere (è scritto in un rapporto dell’ONU del novembre 2001) che nel traffico abbia le mani in pasta il Mossad, doppiamente interessato a quel mezzo ideale di pagamento «invisibile» che sono i diamanti, e al traffico clandestino di armi - di cui Israele è parte notevole. Com’è che le spie israeliane non hanno bloccato i due di Al Qaeda?
    Ognuno ne tragga le conclusioni.
    Noi ci limitiamo a raccontare un fatto avvenuto nell’agosto 2003 a New York, e raccontato da una rivista del settore, «The Professional Jeweler».

    Un agente negro dell’FBI, spacciandosi per un membro di un’organizzazione islamica clandestina sudanese, avvicina un certo Hemat Lakhani - un indiano con passaporto britannico - che i federali sospettano di spacciare armi.
    Il falso sudanese cerca missili anti-aerei SA-18.
    Affare fatto, gli risponde l’indiano: presentati fra tre giorni con l’anticipo. In contanti, naturalmente.
    Tre giorni dopo, con una valigetta dentro cui ha 30 mila dollari, l’agente FBI viene portato dall’indiano alla 47ma di Manhattan, nel quartiere dei diamantieri coi riccioloni.
    E precisamente, negli uffici della Ambuy Gem Corporation. Dove il padrone della ditta - Yehuda Avrham, di anni 75 - conta accuratamente i soldi, che sa servire a comprare missili per terroristi, e li mette in cassaforte.
    Il falso sudanese (che ha un registratore nascosto sul corpo) finge d’innervosirsi: ma come, mi hai portato da un ebreo? Non ci tradirà? L’indiano risponde giulivo: tranquillo, il signor Avraham è il nostro riclicatore di fiducia.
    Sai, lavora coi contanti, sa come non lasciare tracce… Segue l’arresto di tutti.
    Mister Avraham però viene rilasciato: il giudice gli ha chiesto una cauzione impagabile, ma lui l’ha pagata senza batter ciglio.
    Dieci milioni di dollari.
    Ecco il coperchio che il film di Leonardo Di Caprio rischia di sollevare.

    Maurizio Blondet
    22/11/2006
    fonte: www.effedieffe.com

    November 27

    COMUNICATO.

    Si è svolto sabato 25/11/06 il primo incontro del seminario “L’altra storia”.

    Il tema trattato era “Mussolini e la nascita del Fascismo”.

    L’iniziativa, organizzata dall’ass. cult. “Il cerchio e la croce”ed il fronte sociale nazionale, ha visto la partecipazione di numerosi giovani.

    Alla relazione, tenuta dal prof. Vittorio Gigliotti, è seguito un acceso ed interessante dibattito che ha posto in evidenza il percorso politico del primo Mussolini passato via via dal socialismo al socialismo rivoluzionario, all’interventismo e al fascismo come sintesi di socialismo e nazionalismo.

    Nella stessa serata è stato annunciato il tema del prossimo incontro del seminario “L’altra storia” cioè “Dalla marcia su Roma agli anni del consenso”

    Un suicidio contro il mondo moderno: ONORE A MISHIMA

    36 anni fa il guerriero / poeta Yukio Mishima decideva di praticare il suicidio rituale giapponese (seppuku in aperta polemica contro la decadenza dei costumi, della cultura, delle tradizioni samurai del Paese del Sol Levante.  La vita umana è breve, ma io vorrei vivere sempre”
    recitava il biglietto d’addio lasciato da Yukio Mishima prima del suicidio rituale, il 25 novembre
    1970 a Tokio. Yukio Mishima, letteralmente “uomo del Giappone sorto in felicità“, moriva suicida secondo l’antico rito Samurai del Seppuku non solo per il Giappone e quindi per il riscatto d’un popolo caduto nel baratro della civiltà moderna, bensì per testimoniare attraverso l’Esempio la dedizione totale e disinteressata all’Idea. Yukio Mishima trentasei anni fa lasciava nel corpo questo mondo, ma ancora oggi “seppur morto, Egli arde”… 
     
     
     …Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il Samurai!   
     
     
    Il seguito dell’articolo ed un filmato sul giorno del suicidio lo potete trovare sul sito di Azione  Tradizionale ( http://www.azionetradizionale.com ) 
    November 26

    intervallo.

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    November 23

    comunicato stampa.

    Si terrà sabato 25 c.m. presso la sede del FRONTE SOCIALE NAZIONALE in piazza Mercato vecchio, il primo incontro del seminario di storia e cultura “L’ALTRA STORIA”.
    La serata organizzata dall’ ass. cult. “IL CERCHIO E LA CROCE”, avrà come tema “Mussolini e la nascita del Fascismo”.
    Verrà trattata la storia del primo Mussolini, le radici socialiste del Mussolini politico, la fase dell’interventismo e la rivoluzione delle camice nere.
    “L’ALTRA STORIA” si inserisce in un più articolato calendario di incontri culturali, aperti a tutta la cittadinanza, promossi dal “CERCHIO E LA CROCE” e dal FRONTE SOCIALE NAZIONALE.
    November 22

    solita arroganza yankee

    Il museo di Los Angeles rompe le trattative con il ministero dei Beni Culturali
    "Rispediamo solo quelle che risultano da incauto acquisto"

    Il Getty Museum non restituisce Afrodite
    "All'Italia spettano solo 26 opere"


    Restano a Malibu la statua della Venere e l'atleta attribuito a Lisippo

    LOS ANGELES - Il Getty Museum rompe le trattative con l'Italia e decide di non restituire l'Afrodite e il Giovane Vittorioso, le due preziose statue inserite nell'elenco delle opere trafugate e finite a Malibu.

    In una lunga lettera di sei pagine al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, il direttore del museo Michael Brand ha espresso "profondo rincrescimento" per la mancata intesa sulla restituzione dei due capolavori. Il Museo ha deciso di rispedire in Italia 26 pezzi di cui è stato accertato l'incauto acquisto, ma punta i piedi sulla Venere di Morgantina e l'atleta di bronzo attribuito a Lisippo (ribattezzato Getty Bronze). Il Getty Museum ha spiegato che l'Italia non ha dimostrato di essere la vera proprietaria delle due statue. Il ministero dei Beni Culturali sta esaminando la situazione e, per ora, non replica.

    La vicenda viene trattata con ampio risalto dal New York Times. "Se da un lato sono determinato a garantire che il J. Paul Getty Museum adempia a tutti i suoi impegni internazionali, dall'altro ho ugualmente l'obbligo di preservare e tutelare la collezione del Getty Museum, e di attenermi alle leggi della California", dichiara Brand in un comunicato.

    "Questo significa", prosegue, "che non posso restituire oggetti, come la statua del Giovane Vittorioso, che l'Italia per sua stessa ammissione non può rivendicare dal punto di vista legale, o oggetti per cui vi siano prove insufficienti a sostegno della richiesta italiana".

    La decisione del Getty Museum arriva dopo un anno di tensioni e trattative con il ministero dei Beni culturali italiano che rivendica la proprietà di ben 52 opere attualmente conservate presso la collezione americana ma che, secondo l'Italia, sono frutto di scavi illegali.

    Le 26 opere che il Getty avrebbe intenzione di restituire sono quelle elencate nel documento sottoscritto - il 5 ottobre a Roma - dai legali delle due parti. Documento, venuto in possesso del New York Times, nel quale si spiega che 25 manufatti sono propriamente quelli richiesti dal ministero di Rutelli, più uno che - in base alle ricerche effettuate dal Getty Museum - è sicuramente di proprietà italiana. Si tratta di frammenti di affreschi acquisiti negli anni '70 e di vasi del periodo attico. Sempre nel documento si sostiene che l'Italia avrebbe rimosso sei opere dall'elenco complessivo delle 52.

    Ora, secondo la versione del NYT, l'Italia improvvisamente "avrebbe ripudiato gli accordi del 5 ottobre". Diversa la versione del legale del ministero, Maurizio Fiorilli, interpellato sempre dal quotidiano americano, secondo il quale il documento del 5 ottobre null'altro sarebbe stato se non un preliminare di accordi ancora da sottoscrivere. Da allora, le trattative tra le due parti, si sarebbero parecchio ingarbugliate e il dialogo interrotto. Fino all'offerta finale del Getty Museum: restituiamo solo 26 opere.

    www.repubblica.it

    November 19

    ultimissima.

    arrestati otto tifosi della Vigor Lamezia.
     
     L'associazione "il Cerchio e la Croce" esprime assoluta solidarieta incondizionata ai tifosi lametini arrestati.
    November 18

    intervallo

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    Dall'Italia. correzione del volantino precedente... ecco la nuova gioventu'!

    Strepitoso successo di FN Verona!
     
    Forza Nuova porta 1000 studenti in piazza A Verona
    Poche ore dopo l'ennesimo attentato incendiario a Pd, la risposta migliore.
     
    COMUNICATO STAMPA
     
    Oggi, venerdì 17 novembre, Forza Nuova Studenti Verona è scesa in piazza ed ha portato con se gli studenti Veronesi.
    Le ragioni della nostra mobilitazione le avete lette nelle ultime settimane nei nostri manifesti e volantini, che con diligenza e pazienza abbiamo distribuito in ogni scuola della città e della provincia.
    Strutture scolastiche decadenti, aule e palestre mancanti, libri di testo troppo costosi, professori faziosi o precari, trasporti pubblici al limite della decenza, insicurezza, riforme annunciate ma mai create.
    Oggi abbiamo detto basta!
    Oltre un migliaio di giovani studenti hanno marciato con noi, hanno urlato i nostri slogan, hanno sventolato le nostre bandiere, stufi di un presente incerto e un futuro che non si intravede.
    Forza Nuova studenti ha mostrato oggi l’altra faccia dello studente veronese, quella faccia che ha il coraggio di alzarsi e di dire ciò che pensa, quel capo che non resta certo chino davanti alle difficoltà.
     
    La battaglia nelle scuole è appena cominciata.
     
     
     
     
     
     
     
     
    A NOI CAMERATI!
    November 17

    Volantino.

    GIOVENTU' DI OGGI:
     

    Stato nato dalla resistenza:Image Hosted by ImageShack.us

    Stato senza radici, senza passato, senza tradizione;

    Stato in cui è lecito uccidere un bambino non ancora nato;

    Stato in cui la droga è l’unica

    “alternativa” per giovani senza ideali.

    Insegnanti sessantottini a guardia del sistema:

    ipocrita solidarietà,

    nessun Dio, nessuna Patria, nessun Valore,

    siamo tutti uguali discendiamo dai maiali,

    nessuna diversità, il vuoto. CHE GIOVENTU’ TI ASPETTI?

     
      
     
     
     GIOVENTU' DI IERI:
     

     LA NOSTRA GIOVENTU’:

    Image Hosted by ImageShack.us  “Parla poco. Parla quando occorre. Di’ quanto occorre. La tua oratoria è

             l’oratoria dell’azione. Tu opera; lascia che siano gli altri a parlare.

             Percorri soltanto le vie indicate dall’onore. Lotta, e non essere mai vile.

             Lascia agli altri le vie dell’infamia. Piuttosto che vincere per mezzo

             d' infamia, meglio cadere lottando sulla strada dell’onore”.

     

    Corneliu Zelea Codreanu

     
     
    November 16

    articolo di giornale

    La destra radicale lametina sulla criminalità - IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
     
    LAMEZIA TERME - ANCHE la destra lametina più radicale interviene sul servizio televisivo confezionato in loco, nei giorni scorsi, dalle Iene e poi diffuso su scala nazionale da una rete Mediaset, e sulle conseguenti polemiche che hanno colpito l'assessore Michele Roperto. In una nota stampa, l'associazione culturale il Cerchio e la Croce e il Fronte sociale nazionale evidenziano che «la recente trasmissione televisiva delle Iene ha messo a nudo, in modo mortificante e ridicolo, nella città della Piana, la deficienza dei politici Lametini». Detto ciò rilevano come «paga per tutti l'assessore Roperto che ha avuto la sventura di incontrare gli inviati della trasmissione e di aver balbettato risposte inconcludenti e gravi a tutti i quesiti postigli». Nel documento si prende anche in esame la particolare situazione che vive la città rispetto all'ordine pubblico e la sicurezza e le risposte che si stanno attivando da parte delle istituzioni. Intanto, si osserva: «Siamo tutti mafiosi? Pare proprio di si, a giudicare quanto sta accadendo a Lamezia: Si sta verificando, infatti che la volontà di militarizzare la città come risposta alla criminalità sta producendo come risultato solo l'aumento del numero di multe per: omissione di cintura di sicurezza, frecce non funzionanti, ruote lisce ecc». L'interrogativo è: «E' così che si combatte la mafia? Chi è il delinquente? Chi parcheggia in divieto di sosta? O chi mette le bombe e cerca il pizzo?». Ebbene, «I camerati» dell'associazione Il Cerchio e la Croce e il Fronte sociale nazionale si dicono «contrari a questo tipo di militarizzazione della città, così come alle passerelle dei politici». «Tutto ciò ­ sostengono - è solo fumo negli occhi». Poi proseguono: «Perchè, visto che si conoscono i nomi delle famiglie mafiose, non si interviene e si colpisce a colpo sicuro? Perché non si svolgono indagini più approfondite ed indirizzate ad esempio al proliferare delle banche o dei supermercati in una città tra le prime in Italia per disoccupazione?». Esplicitati i concetti gli esponenti della destra ribadiscono che «la militarizzazione generalizzata si traduca soltanto in inutile spreco di risorse economiche (del contribuente), e disagio per la popolazione lametina, soprattutto giovanile, che oltre ad essere stretta nella morsa della criminalità, diventerebbe vittima di atteggiamenti spesso spavaldi, utilizzati da giovanissimi agenti arruolatisi in alcuni casi, solo per sfuggire alla disoccupazione e non per maturata scelta». Posta questa annotazione critica, Il Cerchio e la Croce e il Fronte sociale nazionale ritengono che «solo un proficuo lavoro investigativo coadiuvato da una repressione mirata a concretizzare condanne certe e tutte da scontare possa realmente risollevare la città dal pantano in cui versa oramai da troppo tempo».
     
    Fonte: ilquotidianodellacalabria.it
    November 13

    volantino.

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    November 10

    "le iene"

    Siamo tutti mafiosi? Pare proprio di si, a giudicare quanto sta accadendo a Lamezia, si sta verificando infatti che la volontà di militarizzare la città come risposta alla criminalità sta producendo come risultato solo l’aumento del numero di multe per: omissione di cintura di sicurezza, frecce non funzionanti, ruote lisce ecc.

    E’ così che si combatte la mafia? Chi è il delinquente? Chi parcheggia in divieto di sosta? O chi mette le bombe e cerca il pizzo?

    I camerati dell’ass. cult. “IL CERCHIO E LA CROCE” e “FRONTE SOCIALE NAZIONALE” sono contrari a questo tipo di militarizzazione della città, così come alle passerelle dei politici, tutto ciò è solo fumo negli occhi.

    Perchè, visto che si conoscono i nomi delle famiglie mafiose, non si interviene e si colpisce a colpo sicuro?

    Perché non si svolgono indagini più approfondite ed indirizzate ad esempio al proliferare delle banche o dei supermercati in una città tra le prime in Italia per disoccupazione?

    In questi giorni la recente trasmissione televisiva “le IENE” ha messo a nudo, in modo mortificante e ridicolo, per la città della piana, la deficienza dei politici Lametini.

    Paga per tutti l’assessore Roperto che ha avuto la sventura di incontrare gli inviati della trasmissione, e di aver balbettato risposte inconcludenti e gravi a tutti i quesiti postigli.

    I camerati ritengono che la “militarizzazione generalizzata” si traduca soltanto in inutile spreco di risorse economiche(del contribuente), e disagio per la popolazione Lamettina soprattutto giovanile,che oltre ad essere stretta nella morsa della criminalità, diventerebbe vittima di atteggiamenti spesso spavaldi, utilizzati da giovanissimi agenti arruolatisi in alcuni casi, solo per sfuggire alla disoccupazione e non per maturata scelta.

    I’ ass. cult. CERCHIO E LACROCE e il FRONTE SOCIALE NAZIONALE ritengono che solo un proficuo lavoro investigativo coadiuvato da una repressione mirata a concretizzare condanne certe e tutte da scontare possa realmente risollevare la città dal pantano in cui versa oramai da troppo tempo.

    November 03

    LA CASA UN DIRITTO!

    «Mutui a 30 anni» «morto una rata alla volta» «vivevo in affitto» «L'affitto è usura» «Sfratto esecutivo»
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    Migliaia di italiani condannati a morte da affitti usurai, strozzati da insostenibili mutui
    bancari. Tutto questo mentre il carovita aggredisce impietoso il potere d'acquisto di stipendi e pensioni. Case popolari ridotte a ghetti per immigrati e a tristi avamposti del degrado metropolitano. È tempo di soluzioni definitive. È tempo di
    MUTUO SOCIALE!!
     
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    November 02

    comunicato...

    COMUNICATO SUL MUTUO SOCIALE

     

    Sabato 28 ottobre è partita a Lamezia la campagna “MUTUO SOCIALE”.

    A cura del circ.cult. “IL CERCHIO E LA CROCE” e del FRONTE SOCIALE NAZIONALE” si è tenuto un gazebo e distribuzione di materiale stampato per informare la cittadinanza su questo tema;  In pratica, una proposta di legge regionale che vuole sollecitare la creazione di un ente regionale che costruisca case e quartieri a misura d'uomo con soldi pubblici e che venda a prezzo di costo queste case a famiglie non proprietarie con la formula del mutuo sociale: ovvero una rata di mutuo senza interesse, una rata che non superi 1/5 delle entrate della famiglia, una rata che viene bloccata in caso di disoccupazione, una rata che non passa attraverso le banche.

    I camerati hanno inteso, simbolicamente, iniziare questa battaglia proprio il 28 ottobre perché anniversario della marcia su Roma del 1922.

    Data che vide la nascita del primo ed unico stato sociale in Italia in sostituzione del vecchio stato liberale di stampo ottocentesco.

    Oggi, ribadiscono i giovani nazionalpopolari, in epoca di privatizzazione, liberismi, turbo-capitalismo ed ideologia del profitto, per noi ha ancora senso e validità proporre come modello lo stato sociale.

    Parlare di “SOCIALE” è ancora più indicato nel contesto degli ultimi avvenimenti Lametini e Calabresi, considerando il degrado sociale da cui in parte nasce la delinquenza.

    Come risposta alla criminalità, infatti, se da un lato auspichiamo la massima durezza fino alla pena di morte, contemporaneamente invochiamo iniziative per ricostruire un tessuto sociale ormai sfaldato.

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