March 24
Prosegue l’iniziativa, dell’ass.
cult. il “Cerchio e la Croce”,
finalizzata all’intitolazione di una strada nel comune di Lamezia Terme ai
“Martiri delle Foibe”.
Dopo la serie di attività svolte
in concomitanza del 10 febbraio, convegni, gazebo e raccolta firme finalizzate
al ricordo di questa tragedia italiana, martedì 24 marzo, una delegazione di
giovani dell’ass. cult. “Il Cerchio e la Croce”
è stata ricevuta dal Sindaco Prof. Gianni Speranza e dal suo vice Dott.
Giuseppe Vitale.
Oggetto dell’incontro sono stati
i tempi e le modalità con cui si intende concretizzare l’evento.
L’ appuntamento, oltre ad essere
stato proficuo dal punto di vista organizzativo, si è rivelato momento di
crescita per i giovani militanti che,
sempre attenti alla loro formazione politica, hanno avuto l’opportunità di
confrontarsi in modo diretto con la “macchina” istituzionale ed i loro massimi
esponenti, i quali hanno dimostrato
grande senso di coerenza dando seguito a quanto annunciato pubblicamente.
March 06
Come al solito L’amministrazione
Speranza guarda la “pagliuzza” e non riesce a vedere la “trave” nel proprio
occhio.
Così ci troviamo a stigmatizzare
il progetto “integra”, amministrato
dall’arci in collaborazione con i comuni di Lamezia Terme, Maida,
Cuiringa,San Pietro a Maida e Regione Calabria.
Il “programma” che prevede
l’impegno degli enti sostenitori dell’iniziativa, per la regolarizzazione degli
stranieri tramite lavoro e casa, è un buon intento da un punto di vista
puramente umano-solidale, ma come la maggior parte delle iniziative che
contraddistinguono l’attuale sinistra, è una proposta lontana anni luce dalle
reali esigenze dei cittadini del comprensorio.
Nei fatti, mentre ci si preoccupa
di legalizzare oltre 2000 stranieri, non si pensa minimamente a quanti
cittadini Italiani-Lametini, giovani e meno giovani, siano costretti a lavorare
giorno per giorno in “Nero”.
Dimenticando che Lamezia ha un
tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale, si trascura il
crescente disagio economico e sociale che attanaglia il territorio, uomini e
donne che lottano quotidianamente, sfruttati nel “sommerso” o appesi a
contratti precari.
Il nostro ragionamento, non ha
nulla di razzista, siamo solo convinti che, in una situazione emergenziale, sia
necessario soddisfare le contingenze di chi è cittadino Italiano è paga le
tasse.
Non si tratta, come sostenuto
dall’ass. Falvo, di “caccia allo straniero”, ma di una mera questione di
sopravvivenza!
Ci chiediamo, come può la nostra
società, con il suo carico di problemi, ricevere e superare anche il disagio
degli immigrati?
Anziché risolvere un malessere vi
se ne aggiunge un altro.
In questo contesto, prescindendo
dal vuoto buonismo ed esasperato cosmopolitismo della sinistra, noi del Cerchio
e la Croce sosteniamo che i fondi erogati per l’iniziativa potevano o dovevano
essere destinati a campagne di sensibilizzazione per la lotta al lavoro in nero,
in primo luogo per i cittadini Italiani che, in quanto tali, dalla medesima proposta sono invece
discriminati.